Eugenio Rosi

video: Mauro Fermariello      montaggio: Mauro Di Schiavi

Il silenzio, in cantina, è diverso. E’ un silenzio odoroso. E c’è un’eco, che aggiunge silenzio a silenzio. E’ fresco, umido, le luci sono basse. C’è una sensazione di pace, ma anche un allarme dei sensi, pronti a captare ogni suono, ogni movimento.

Sono nella cantina di Eugenio Rosi, a Calliano, in un bel palazzo del ‘400. Assistere Eugenio in cantina è uno spettacolo: armeggia con caraffe, bottiglie e bicchieri, annusa, sorseggia.  Nel silenzio, sembra di sentire il rumore dei suoi pensieri. Si definisce un artigiano del vino, ed in effetti è come un falegname che cerca i suoi incastri.

Eugenio è un agricoltore nato. Il padre aveva una piccola vigna, e lui racconta che i suoi ricordi più belli sono quelli delle giornate passate nei filari. Poi gli studi, l’Istituto di San Michele all’Adige, e il lavoro di enologo presso le cantine sociali della Vallagarina.

Ma non è uno che si accontenta, Eugenio. E’ inquieto, nel suo lavoro c’è una nota stonata, qualcosa non gli torna, non si diverte più. Nel’97 decide di sperimentare nuove strade, e quindi di mettersi in proprio. Ma non è facile mettersi in proprio, se di proprio non hai né terre né cantina. Nasce così un puzzle di piccoli appezzamenti, oggi in tutto sei ettari, perlopiù in affitto, sparsi su e giù nella Vallagarina; per tutto il giorno infatti giriamo tra Rovereto (dove in una vecchia villa ha il suo vigneto sperimentale di cabernet franc), Volano e Calliano.

Dicendo basta al vino industriale ha fatto una scelta di cuore, ma anche ben ragionata; ogni suo vino ha dietro riflessioni profonde, studio della storia dei luoghi e delle piante. Ha saputo reinterpretare il marzemino (varietà autoctona che ama quasi quanto la moglie Tamara), con parziale appassimento delle uve ed affinamento in botti di ciliegio. Così come ha innovato per la produzione del suo bianco, l’Anisos (pinot bianco, chardonnay, nosiola), fatto macerare sulle bucce, come si faceva una volta in queste zone  ed ora fanno i friulani.

Per capire la serietà del suo lavoro basti dire che di Eugenio parlano tutti bene, con stima, ma anche con simpatia ed affetto. E’ una persona limpida, impossibile non esserne attratti,e così negli anni è diventato un riferimento per le aziende più giovani. In questo discorso rientra la creazione del gruppo de I Dolomitici, undici viticultori riuniti per la difesa dei vini trentini.Una bella storia, che cercheremo di approfondire.

di più: www.vignaiolideltrentino.it

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attoadivenire gennaio 16, 2012 alle 19:38

Sono veramente due persone stupende , semplici e genuine, il sorriso di Tamara è contagioso e i loro vini sono autentici, hai fatto una bella gita Mauro :)
….e complimenti per le foto sempre bellissime!!

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Rocco gennaio 17, 2012 alle 17:35

Ma tu pensa….che bello rivedere in video quelle poche cantine che ho visitato! Fa’ proprio uno strano effetto quasi come una seconda visita: davvero complimenti per dare voce ai diretti interessati! Il fatto che tu non sia presente nè in audio nè in video ti rende inevitabilmente parte dell’insieme, non è cosa che riescono a fare tutti!
Continua così!

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mauro fermariello gennaio 19, 2012 alle 21:14

Si vede che scegli bene le tue cantine!

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simone febbraio 13, 2012 alle 06:48

Aver avuto il piacere di ospitare Eugenio qui da noi è stato…. emozionante !! I pochi momenti passati assieme al tavolo , parlando e assaggiando “intorno” al vino sono rimasti scolpiti dentro di noi…

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