Gabriele Buondonno

Devo dire che metto a dura prova i sentimenti dei miei amici.

Scompaio per trent’anni, poi telefono e dico: “Passo giovedì, ci siete?”.

E loro mi accolgono e, dopo pochi minuti, è come se ci fossimo visti il giorno prima.

Conosco Gabriele Buondonno e Valeria Sodano dai tempi dell’università, abbiamo preparato insieme un paio d’esami, e nelle pause di studio parlavamo di andare a vivere in campagna, avere un’azienda nostra.

Loro ce l’hanno fatta, vivono a Castellina in Chianti, in un bellissimo casale appartenuto alla famiglia Buonarroti, hanno tre bei figli e fanno i vignaioli.

In realtà a Valeria la passione per lo studio non è mai andata via, ed insegna all’Università di Agraria a Portici.

L’azienda nasce nell’88, con l’acquisto della casa e di tre ettari di vecchio vigneto. Oggi i vigneti sono stati rinnovati, gli ettari sono venti, di cui otto vitati, si produce anche olio e ci sono due appartamenti per l’agriturismo (siamo tra Firenze e Siena).

E’ interessante ascoltare Gabriele mentre racconta i cambiamenti in vigna avvenuti negli ultimi vent’anni; dai diversi uvaggi per produrre il Chianti alla sempre maggiore cura all’interno dei vigneti, con più passaggi, maggiori diradamenti, rese minori.

Sin dall’inizio decide di praticare un’agricoltura biologica, decidendo di valorizzare al massimo le risorse del territorio.  Definisce il suo Chianti Classico (sangiovese, canaiolo, merlot, 28.000 bt) come tradizionale, ed in effetti è un vino equilibrato, piacevole, perfetta traduzione della zona del Chianti.  Fermentazione lunga, un anno in esterno ed un altro in legni medio-piccoli, non troppo nuovi.

Solo in alcune annate, da sangiovese in purezza dei vigneti più vecchi, viene imbottigliata la Riserva.

Da syrah (prevalente), merlot e sangiovese  si ricava invece il Campo ai Ciliegi (3.300 bt) , da sangiovese e merlot il Rosso (5.000 bt) e da sangiovese il Rosato (2.000 bt)

Gabriele è di quei napoletani discreti, ironici, di quelli che Beniamino Placido definiva anglo-napoletani (per distinguerli dai turco-napoletani), e trovo che i suo vini gli assomiglino: non si impongono con volgarità, ma ti seducono per gentilezza di modi,  compostezza e calore vero, non recitato.

Penso che non farò passare altri trent’anni per tornare a trovarli.

Per saperne di più: www.buondonno.com

 

 

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