Letrari

video: Mauro Fermariello  montaggio: Mauro Di Schiavi

E’ l’incoscienza che mi salva. Se prima di visitare le cantine Letrari avessi letto le memorie del fondatore, Leonello Letrari, raccolte da Nereo Pederzolli  (“Viti e vini di una vita”, ed. Artimedia Enoika)*, probabilmente sarei rimasto a casa.

Mi sono infatti presentato in cantina senza sapere nulla della sua storia, ricco solo della mia ignoranza. Sono stato accolto da Leonello, classe 1931, un signore dall’aria sorniona che, fattomi accomodare in sala degustazione, ha cominciato a raccontarmi la sua vita. E solo allora, lentamente, ho cominciato a capire di trovarmi di fronte ad un pezzo di storia della viticoltura italiana.

Dopo il diploma all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e un paio di brevi esperienze lavorative, Leonello viene assunto nell’azienda dei Conti Bossi Fedrigotti. Qui vive un rapporto tumultuoso con il conte Federico, ma ha modo di mettere in evidenza le sue capacità, creando nel ’61 il Fojaneghe, il primo bordolese italiano, che ebbe un successo clamoroso.

Intanto la sua curiosità lo porta spesso all’estero, e da uno di questi viaggi, compiuto con i vecchi compagni di studio, nasce l’idea di creare Equipe 5, un metodo classico che ha segnato la strada dello spumante in Italia. Equipe 5 perché cinque erano i soci in quell’avventura (Leonello Letrari, Bepi Andreaus, Ferdinando Tonon, Pietro Tura e Riccardo Zanetti), allora tutti molto giovani. Anche in questo caso l’idea fu premiata dal mercato, con grandi soddisfazioni per i soci. Forse troppe, per un gruppo di talentuosi artigiani del vino, ma che non avevano ancora la mentalità da industriali. Il gruppo si scioglie, e nel ’76 Leonello si mette in proprio, con l’aiuto della moglie Maria Vittoria, fondando la cantina Letrari. Oramai l’esperienza accumulata è grande, la voglia di lavorare non è mai mancata, e l’attività decolla.

L’azienda è a Borgo Sacco, Rovereto, ma i 23 ettari sono sparsi lungo tutta la valle dell’Adige. Sono ben 25 le etichette proposte, dai sette spumanti ai rossi internazionali (come il “Maso Lodron”, assembaggio di Cabernet Suvignon e Merlot), agli autoctoni Marzemino e Teroldego.

Oggi è la figlia Lucia, enologa, a tenere le redini dell’azienda. Affabile, un sorriso dolce, ma negli occhi un piglio che ti sconsiglia di pestarle i piedi. Classica imprenditrice italiana, che mentre si occupa dell’azienda si prende cura della bambina influenzata; è lei che mi guida in cantina ed è sempre con lei che visito un paio di vigneti. Lucia ha la piena stima del padre, è piena di energia, uno sguardo appassionato sul mondo del vino. Leonello può star tranquillo, la sua amata cantina è in buone mani.

*Ho sempre letto molto, ma ultimamente ho sostituito le mie belle letture da perditempo con testi enologici, e così mi ritrovo ad andare a dormire non più con Melville e Nick Hornby ma con la sfecciatura dei vini e la fermentazione malolattica, e devo dire che prendo sonno molto più facilmente. E con lo stesso senso del dovere che ho affrontato il libro di Nereo. Ne sono rimasto affascinato, una storia vera raccontata con passione e competenza.

 

di più: www.letrari.it

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1 Commento

  1. in enoteca vendo teroldego, marzemino e lagrein; ma il maso lodron è una spanna sopra tutti e che prezzo! Da tuffarsi!

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