“La cosa importante per noi è associare in modo inscindibile il vitigno alla zona di coltivazione”. Questo mi diceva Michela Carlotto in un’ intervista del 2012, e questo, con altre parole, continua a ripetermi oggi. Intanto molte cose sono cambiate: io sono diventato più vecchio, Michela è diventata mamma, la superficie vitata dell’ azienda Ferruccio Carlotto è passata da due ettari e mezzo a sei ettari (in affitto). Due
Pranzegg – Martin Gojer
Arrivo da Martin Gojer, azienda Pranzegg, alle nove. Maso e vigne sono ancora in un’ombra azzurra, mentre il versante opposto della valle è splendente di sole. Suono il citofono e la porta si apre. Martin mi aspetta di sopra, ma io resto intimorito dal calore del legno che mi circonda, il primo impulso è di togliermi le scarpe. Prendiamo un caffè, intanto Martin comincia a raccontare, “questo è un luogo
Santerhof
Arrivo a Rio di Pusteria con una bella luce pomeridiana. All’ultima curva prima del paese mi si presenta uno scenario grandioso. Boschi, montagne innevate, il solito campanile ben temperato e proprio nel mezzo il castello di Freienthurn. C’è un clima alpino, siamo ai limiti della viticultura, “siamo l’azienda vinicola più a nord d’Italia”, mi dirà poi con aria compiaciuta Wilhelm Gasser, il proprietario di Santerhof, la cantina cui sono diretto.
Klosterhof
Prima di visitare un’azienda cerco di documentarmi, sulle guide e sul web, giusto per non apparire troppo sprovveduto a chi mi ospita. Così, al mio arrivo all’azienda Klosterhof di Caldaro, mi aspettavo di incontrare il titolare, Oskar Andergassen. A ricevermi è invece il figlio Hannes, che compare in foto (di Jörg Wilczek) nel bel libro “Vignaioli dell’Alto Adige” di Martin Kilchmann. Lì Hannes è poco più che un ragazzino. Quello che
Cantina Terlan
Prima o poi scriverò un libro sulle leggi di Murphy applicate alla fotografia. Una di queste prevede che la foto perfetta si mostrerà a voi solo se sarete al volante in autostrada a 130 km/h, senza piazzole in vista. Nel caso la piazzola vi fosse, e voi aveste la prontezza di spirito di fermarvi, abbondanti arbusti vi copriranno la visuale. È proprio questo che mi è capitato l’altro giorno mentre
Ansitz Dolomytos Sacker
Ci si lascia Bolzano alle spalle, e ci si inerpica sull’altipiano del Renon. Non c’è molta strada per arrivare all’Ansitz Dolomytos Sacker, ma ci impiego quasi due ore. Ad ogni tornante mi si apre un nuovo scenario, la fanno da padroni i rilievi del Catinaccio e dello Sciliar, e a me tocca fermarmi e scattare foto, non riesco a resistere. L’appuntamento è con Norbert Marginter, sono in anticipo e al





