Bressan Mastri Vinai

video: Mauro Fermariello     montaggio: Mauro Di Schiavi

Conoscere Fulvio Bressan è come esseri presi da un’onda; ci si ritrova molto più in là, un po’ rintronati, solo che invece che acqua si sputacchia pinot nero.

La segnalazione era stata di Mario Zanusso, de I Clivi, che aveva aggiunto: “Vedrai che ti fa divertire”.

Arrivo a Farra d’Isonzo all’alba. Più che guardare, Fulvio con gli occhi ti fa una radiografia. Decide che vado bene e mi trascina al bar. Ha una strana canotta scura, da cui spuntano due braccia notevoli. Decido di non contraddirlo, comunque vadano le cose. Davanti al mio quarto caffè, mi racconta cos’è per lui il vino.

Volendo riassumere: è tutto. Solo che lui per dirlo ci mette molto, con enfasi, entusiasmo ed un vocione tuonante. Per sottolineare il suo racconto, e per esprimermi simpatia, ogni tanto mi stringe un braccio; mi chiedo come farò a spiegare i lividi a mia moglie.

Andiamo in vigna. Il terreno è molto sassoso, e i grappoli molto maturi. Siamo in piena vendemmia,  al lavoro c’è una squadra di sloveni, guidati da Nereo e Paolina, genitori di Fulvio. Sono ottantenni, e lavoreranno tutto il giorno, alternandosi alla guida del trattore.

Nereo mi spiega che ingaggia sloveni, possibilmente non troppo giovani, perché i ragazzi italiani scherzano e ridono sul lavoro. Ed in vigneto, dice, non si ride.

Incuriosito dal personaggio, gli estorco un’intervista al volo.

Rientriamo in cantina con un carico d’uva, Fulvio apre un Verduzzo profumatissimo, e Nereo mi porta un prosciutto come non ne avevo mai mangiato.

Conosco anche Jelena, la moglie, e insieme cerchiamo (invano) di convincere Fulvio a cambiarsi per il video.

Intanto lui va su e giù per la scala per controllare il mosto, pare voglia tuffarcisi. Fa salire anche me, per ascoltare il ronzio della fermentazione.

A pranzo ho un invito personale di Nereo, solo io, lui ed una bottiglia di Schioppettino. Non lo conoscevo, e ne resto folgorato. Speziatissimo, puro pepe, è un vero incanto.

Per come lo spiega Fulvio, non è difficile fare un buon vino: si rispetta la terra, non buttandoci prodotti chimici ma lavorandola; non si irriga, si raccoglie uva ben matura, si fanno lunghe macerazioni, e si imbottiglia solo quando il vino è pronto, non prima. Non è difficile, ma bisogna saperlo (e volerlo) fare.

Lascio il clan Bressan a malincuore, mi hanno fatto sentire a casa, ma so che basterà stappare una delle loro bottiglie per essere di nuovo con loro, di primo mattino in vigna a vendemmiare.

di più: www.bressanwines.com

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3 Commenti

  1. Bellissimo video che riflette la personalità di Bressan e dei suoi vini.
    Fantastici schioppettino e verduzzo…

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  2. Sottoscrivo pienamente. Conobbi Bressan durante la manifestazione di Fornovo lo scorso aprile. Mi piacque molto il Carat e a maggio trovandomi in Friuli, contattai l’azienda per una visita. Mi accolse con un “tu di vino non capisci un cazzo!”. Era il suo modo, evidentemente, per mettermi alla prova. Ma io questo già lo sapevo ed è stato bello ascoltare i suoi racconti, mischiando aneddoti professionali, con esperienze private. Facendomi fare un percorso didattico di enologia dalla vigna alla cantina, passando per la degustazioen e i prosciutti prodotti dal padre “fatti con la parte più tenera del maiale:è un animale che si adagia sempre dallo stesso lato. Col tempo quel lato s’ispessirà, mentre l’altro lato sarà sempre morbido..!”
    Difficile essere breve adesso nel racconto.
    Ma da quella volta in poi mi sono sempre più convinto che se un uomo è autentico e veramente rispetta se stesso e ciò che lo circonda, se crede concretamente nei valori che proclama, il vino che produrrà ne sarà uno specchio implacabile e lo porrà davanti alla sua verità. E chissà quanti saranno capaci di accettarla?
    Dice bene il signor Nereo: il vino lo si degusta col cuore!

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  3. Bel racconto bella storia,bel video:mi appassionano questi racconti su la gente che si dedica con passione ed impegno al loro lavoro nelle loro campagne per dare agli Intentitori prodotti di qualità e genuini.
    Spero che sempre più Agricoltori seguino l’ esempio di Fulvio Bressan e di tanti altri che hanno intrapreso una strada che punta alla produzione agricola di nicchia o diversificata,puntanto sulla qualità di prodotti Regionali,salvaguardando piante autoctone di pregio.Spero che più Agricoltori abbandonino la logica della produzione intensiva a favore di prodotti certificati di nicchia che assicurano un soddisfacente reddito e tanta gratificazione personale per il propio lavoro,altro chè essere sottopagati per un duro lavoro dalle multinazionali,un vero ricatto dove il prezzo lo decidono loro,o accetti o fai marcire il prodotto perdendo soldi e risorse,un sicuro fallimento,operai sottopagati e il peggio disoccupazione e povertà: uno tra i tanti esempi come le arancie a sette centesimi al KG nel migliore dei casi.Spero che più agricoltori prendono coscienza e abbandonino la strada della sudditanza per essere i veri protagonisti delle loro produzioni di qualità.

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